Dott. ssa Serena Cappellotto Psicologa – Sez. A del Veneto nr. 7927
Motivatore e Safeguarding sportivo
Abstract: Durante una lezione di ballo di gruppo, la proposta di partecipare a uno stage di danza moderna e contemporanea ha suscitato nei partecipanti una reazione inaspettata, rivelando quanto possa essere profonda la paura di uscire dalla zona di comfort.
Nella danza di gruppo, la ricerca dell’armonia collettiva porta spesso a mettere da parte l’espressività individuale; per questo, l’idea di muoversi liberamente, senza una coreografia prestabilita, può generare timore e insicurezza.
L’articolo esplora il valore dell’improvvisazione e dell’autenticità come strumenti di crescita personale, mostrando come la danza possa diventare un mezzo per superare il giudizio, accogliere l’incertezza e scoprire la propria voce interiore.
Il ruolo del maestro, in questo contesto, è quello di accompagnare gli allievi in un viaggio di consapevolezza, incoraggiandoli a trasformare la paura in libertà espressiva e fiducia in sé stessi.
La danza, così, si rivela non solo un’arte del movimento, ma un percorso di evoluzione emotiva e umana, capace di insegnarci a vivere con autenticità e coraggio.
Qualche sera fa, durante una lezione di ballo di gruppo, ho proposto ai partecipanti di prendere parte ad uno stage di danza moderna e contemporanea, con un focus sull’espressività. La mia proposta, però, non è stata accolta come mi aspettavo: le loro reazioni mi hanno fatto riflettere e ora sono qui a interrogarmi sul perché delle loro risposte.
Il ballo di gruppo, articolato in formazioni e movimenti condivisi, spinge chiunque vi partecipi a danzare con lo scopo di rendere l’intero gruppo armonioso. Questo porta inevitabilmente a spostare l’attenzione dall’individualità al gruppo, dove ciascun ballerino si concentra sul mantenere la sincronizzazione piuttosto che sulla propria espressione personale. In questo contesto, la paura di fare qualcosa di diverso, qualcosa che non sia “giusto” per il gruppo, è naturale.
Quando ho proposto uno stage di danza moderna e contemporanea, con il suo focus sull’espressività individuale, ho toccato un nervo scoperto. Gli allievi si sono trovati davanti all’idea di mettersi in gioco in modo personale, di esplorare il movimento senza la struttura rassicurante della coreografia di gruppo. La domanda che può essere nata in loro è: “Come posso esprimere qualcosa di mio se non c’è una guida chiara? E come farà il gruppo a rimanere unito se ognuno balla in modo diverso?”
Questa reazione non è un rifiuto alla mia proposta, ma piuttosto una manifestazione di quella che è la paura dell’ignoto. È una paura naturale, che accompagna ogni cambiamento. L’idea di dover ballare senza la “mappa” definita della coreografia di gruppo può risultare spaventosa, soprattutto quando ci si sente più sicuri all’interno di un sistema in cui ogni passo è già stato studiato. È qui che entra in gioco il vero potenziale della danza: l’opportunità di esplorare l’autenticità del proprio corpo e della propria espressione, senza la necessità di essere perfetti o sincronizzati con gli altri.
A volte, quindi, uscire dalla propria zona di confort infonde un forte senso di incertezza, impedendoci di metterci in gioco e di esplorare il nostro corpo e le nostre emozioni durante lo studio del movimento. Ci si sente esposti, senza una “mappa” chiara da seguire, e questo può creare paura di non fare bene, di non riuscire a esprimere ciò che si prova o, peggio, di fallire.
In effetti, spesso nella danza di gruppo aleggia un’idea di precisione e coesione, in cui ogni movimento è finalizzato a mantenere l’armonia del gruppo. In quella situazione, la paura di uscire dal coro per esprimere qualcosa di personale può sembrare un passo troppo grande, un salto nell’ignoto. Ma, paradossalmente, è proprio attraverso l’incertezza che nasce la vera bellezza della danza.
L’esplorazione di sé, delle proprie emozioni e del proprio corpo è uno dei regali più grandi che ci possiamo fare. Il movimento non deve essere perfetto, ma deve essere autentico. Solo quando ci permettiamo di esplorare questa incertezza, lasciando andare la paura di non essere all’altezza, possiamo scoprire una nuova dimensione del nostro movimento. Un movimento che non è solo meccanico, ma che è carico di significato e di emozione.
Dietro alla proposta didattica di affrontare nuovi e diversi stili di danza, c’è sempre un messaggio implicito, metaforico che il maestro vuole inviare ai propri allievi. Ogni volta che invitiamo i nostri allievi a esplorare un nuovo stile, li stiamo spingendo a mettersi in gioco concretamente, a improvvisare e ad adattarsi. Questa abilità di adattamento è essenziale, non solo nel ballo, ma anche nella vita, poiché il mondo intorno a noi è in continuo cambiamento. Solo accogliendo l’incertezza e abbandonando la paura del giudizio, possiamo evolverci, come danzatori e come individui.
L’elemento della competizione, o la pressione durante una performance, è un’altra area in cui questo tema si fa sentire fortemente. Siamo tutti consapevoli di quanto sia giudicante lo sguardo altrui, e quanto questo possa influenzare le nostre insicurezze. Durante uno show, la voglia di “fare bene” diventa un peso che può minare la nostra capacità di essere autentici. Ma è proprio vincendo le proprie insicurezze che un danzatore riesce a entrare veramente in connessione con il pubblico. Non basta eseguire correttamente i passi: ciò che il pubblico apprezza davvero è l’emozione, la verità che si trasmette attraverso il corpo.
Solo quando siamo in grado di abbandonare il timore del giudizio e abbracciare l’improvvisazione, possiamo comunicare davvero. Questo è il momento in cui la danza non è più solo tecnica, ma diventa dialogo autentico con il pubblico e con noi stessi.
Vincere la paura dell’ignoto, quindi, è un atto di coraggio, ma anche di autoconsapevolezza. Solo quando siamo pronti a lasciar andare il controllo, a metterci in gioco senza preoccupazioni per il giudizio degli altri, possiamo davvero scoprire il potere della nostra espressione autentica. L’incertezza non è una minaccia, ma una risorsa potente. Nei momenti di vulnerabilità, quando non sappiamo esattamente cosa accadrà, si nasconde una possibilità infinita di espressione e crescita.
Come insegnante, il mio ruolo non è solo quello di insegnare i passi, ma di incoraggiare i miei allievi ad abbracciare il rischio di esplorare sé stessi attraverso il movimento. Non c’è errore nella danza, solo un viaggio verso una maggiore connessione con il nostro corpo e con gli altri. È questo il vero significato di “ballare”: non fare semplicemente dei movimenti, ma raccontare una storia attraverso il nostro corpo, con la nostra verità, senza paura di fallire. La danza è un linguaggio universale che parla al cuore di chi guarda, e più siamo autentici, più il nostro messaggio arriva forte e chiaro.